”U Lisciatu”
La cugina Americana
Siamo nel 1967. Durante le vacanze estive ho vissuto un’esperienza emotivamente coinvolgente, se non altro perché fu un avvenimento quasi storico per la piccola comunità di Vigne. Un cugino di mia mamma emigrato in America a cavallo delle due guerre mondiali sarebbe venuto a trovare i parenti per la prima volta dopo così tanto tempo. Io in quell’anno avevo tenuto i contatti epistolari, con alcune lettere, utili a preparare l’evento. Così avevo saputo che si era sposato con una ragazza italiana della provincia di Cosenza, Grimaldi, che aveva una figlia qualche anno più grande di me e che si sarebbe fermato per tutto il mese di agosto. Tutti i parenti si organizzarono per render loro il soggiorno il più accogliente possibile. Ogni giorno sarebbe stato ospite da un parente diverso per pranzo, cena e visite guidate nei paesi vicini e festeggiarlo anche con feste improvvisate e canti e balli tradizionali dei vecchi tempi passati. Il grande giorno dell’arrivo uno dei parenti, munito di auto, andò a prendere gli attesi parenti alla stazione ferroviaria di Crotone che giungevano da Roma dove erano atterrati il giorno prima. Ricordo che il primo giorno venne ospitato a casa dei miei genitori; mia madre aveva preso il pollo più grande del pollaio e lo aveva preparato in tanti modi: parte al forno, parte al sugo e parte a polpettine. Mio padre aveva spillato in vino bianco dalla botte vecchia di 5 anni e quello rosso conservato, in bottiglioni da 30 litri in cantina, per le grandi occasioni. Finalmente il grande incontro: baci, abbracci e grandi emozioni. Naturalmente gli adulti avevano la maggiore attenzione perché iniziarono a ricordare i tempi passati e la sua storia negli Stati Uniti, mentre per noi ragazzi ci sembrava tutto molto strano. La loro figlia, anche lei, si trovava a disaggio, vuoi per la difficoltà della lingua vuoi per tutti quegli estranei che gli ronzavano attorno circondandola di effusioni e di domande. Finalmente la sera rimanendo soli con la mia famiglia abbiamo potuto parlare con più calma e conoscerci un po’ meglio.
Nei giorni successivi nonostante gli incontri quasi sempre affollati c’è stato anche tempo per stabilire rapporti relazionali più stretti. Così ho conosciuto una ragazza già laureata che di lì a poco avrebbe iniziato una attività lavorativa e che aveva frequentato un corso di lingua italiana sapendo in anticipo del viaggio in Calabria con i genitori. Naturalmente insieme a tanto entusiasmo e affettuosità le male lingue iniziarono a circolare. S’insinuava che questo viaggio era stato organizzato per trovare un marito italiano alla ragazza, e che si sperava che qualcuno dei parenti si facesse avanti. Solo gelosie probabilmente. Io, avendo parlato con lei dei suoi desideri e del suo futuro mi aveva confessato che, al quel tempo frequentava un suo compagno di università e che avrebbe voluto seguirlo in un’altra città dell’America. Era una giovane ragazza che come tante aveva dei sogni e delle aspettative da realizzare e che amava quei genitori tanto da accompagnarli volentieri in questo viaggio nella terra delle origini. Per lei una scoperta di un mondo così diverso dal suo ma allo stesso tempo interessante. Da parte mia ho continuato a tenere viva questa conoscenza con lettere e cartoline per alcuni anni poi, con la morte del padre i contatti si sono persi.
L’amicizia

Io preferisco ricordarlo così
In compenso a quel tempo ho conosciuto i parenti della mamma tra cui un bambino di 6 anni che mi ha scritto per diversi anni, poi un giorno, come spesso accade nella vita, mi scrisse dicendomi che si sarebbe trasferito in Australia per amore, e che mi augurava ogni bene. A conclusione vorrei spiegare quel nome che ho citato all’inizio: “U Lisciatu”. Questo cugino americano da giovincello usava stirarsi i capelli con la famosa Brillantina Linetti dell’Ispettore Rock nel Carosello degli anni 60 ed era da tutti conosciuto con quel nome e tale rimase anche dopo la sua partenza tanto che in quei giorni di soggiorno da noi tutti lo chiamavano con quel nome.