Seconda parte

All’inizio della primavera del 1972 avevo preso l’abitudine di passare la domenica in città, a Giessen, perché dove abitavo era un piccolo paese che non offriva grandi svaghi. Il paese era in simbiosi con la Fabbrica dove anch’io lavoravo. C’era un bar italiano, un negozio di generi alimentari italiani, un bistrot e due piscine comunali, una coperta e una scoperta utilizzabile solo nel periodo estivo. Una volta mentre ero a pranzo in una pizzeria italiana ho conosciuto una giovane coppia siciliana che si era trasferita da poco in Germania e avevo stabilito con loro una buona amicizia.
A volte ci trovavamo a mangiare qualcosa insieme e a volte andavamo a ballare in una discoteca in un paese vicino. Vivevano in un monolocale nella zona periferica di Giessen ed erano alla ricerca di un’abitazione più confortevole. Un giorno parlando con un mio collega di lavoro, tedesco, seppi che un suo fratello che abitava in città aveva un piccolo appartamento che voleva affittare. Non era molto propenso a darlo a stranieri ma con le mie referenze e quelle del mio collega accettò per la giovane coppia. Fu così che complice i miei buoni auspici si poté trasferire in un alloggio migliore. L’aiutai nel trasferimento e nella sistemazione della casa e così diventammo molto amici. Passavamo spesso il fine settimana insieme in giro a scoprire luoghi interessanti in quel paese che in qualche modo ci aveva adottati.
Fu una di queste domeniche, mentre andavo verso casa loro, mi accorsi che ero un po’ in anticipo. Attraversai la strada, salii sulla scala mobile che scavalcava una strada federale e appena sulla strada pedonale mi fermai davanti ad una vetrina che esponeva degli abiti di fattura sicuramente italiana. Allora non era facile trovare in Germania vestiti italiani se non andavi in boutique per gente danarosa.
Ero intento ad osservare un manichino vestito con un pantalone e una bellissima maglietta quando sentii qualcuno che dietro di me mi chiamava poggiandomi una mano sulla spalla. Non era scontato in un paese straniero. Mi voltai e davanti a me comparve una giovane donna sorridente. Rimasi impietrito, senza parole; lei dovette accorgersi del mio imbarazzo perché disse: non mi conosci? Sono Marisa , non ti ricordi di me? Certo non mi sarei mai aspettato di trovarmi davanti la sorella di una mia ex del periodo scolastico a Cosenza. Tutta una storia mi passò davanti agli occhi; avrei voluto dire chissà quante cose ma l’emozione era tanta che rimasi impalato senza proferire nulla. E’ vero, mi dissi in seguito, la vita a volte riesce a sorprenderti ed emozionarti in modo roccambolesco e strano.
Fu lei a rompere il silenzio: – che piacevole sorpresa incontrarti qui a duemila km di distanza! – Ripresomi dallo shock iniziale le porsi la mano e dissi: – ciao Marisa cosa ti porta in questo paese; esilio volontario, nuove esperienze o semplicemente allontanarsi dal quotidiano familiare. – Niente di tutto questo -rispose – semplicemente sono qui per lavoro; come tanti italiani del Sud ho scelto di venire in Germania come insegnante di italiano per gli italiani di seconda generazione che non vogliono dimenticare la lingua dei loro genitori-.

Eravamo lì sulla strada in un paese straniero e già sentivamo di avere molto in comune. La nostra conoscenza in Italia era stata occasionale, di cortesia, quando ci incontravano, una stretta di mano, un saluto veloce, e poi ognuno per la propria strada. Andiamo a bere qualcosa? Gli proposi. Anche perchè non avevo nessuna voglia di lasciarla andare, sentivo una piacevole sensazione di voler passare del tempo con lei.
Ci sedemmo e prendemmo qualcosa da bere. Fu lei a rompere il silenzio che si era creato. Disse: -Se ti ricordi i miei familiari si aspettavano un figlio maschio a cui affidare l’azienda di famiglia ma siamo nate due femmine e mio padre avrebbe voluto che ne prendessi io le redini. Il desiderio di fare l’insegnante è stato però così forte che ho deciso di fare una scelta di rottura. Come sai in Italia non è facile entrare nel mondo della scuola così ho fatto il concorso per l’insegnamento all’estero. L’ho vinto ed eccomi qua-. Brava gli dissi si vede che hai avuto coraggio in questa tua scelta, vedrai, ne sarai ripagata. In questo mi ricordi qualcuna e te molto vicina. Rispose: allora due cose: sono felice oggi di averti incontrato; una persona che stimo e che conosco molto della sua vita passata e della sua storia con mia sorella e poi ti sono grata di come ti sei comportato con Maria, un vero gentiluomo e non era scontato .
– Ti ringrazio Marisa della fiducia ma penso di non essere quella persona che dici perché anch’io, a volte, mi faccio trasportare dall’utilità del momento invece che dai sentimenti.
– Forse ma, con mia sorella, hai agito in modo onesto e responsabile. Capisci quello che voglio dire Mario? E se con quest’altro non sprizza felicità ha capito benissimo quello che hai fatto per lei, per gli errori a cui andava incontro e per le tue scelte.
– Marina non è felice? Dissi preoccupandomi per lei.
– Non esageriamo ha una vita serena con un marito che l’ama ed un bambino meraviglioso. Gli manca un po’ quella gioia infantile e l’entusiasmo che gli trasmettevi ma per il resto può considerarsi una persona fortunata.
– Oh scusa- feci prendendogli la mano -credo di aver fatto un guaio. Ho dimenticato completamente il fatto di avere un appuntamento presso amici, a quest’ora mi daranno per disperso. Il tuo incontro mi ha portato in un’altra dimensione perdendo la cognizione dello spazio e del tempo-.
– Scusami se devi andare vai pure magari per te era importante, spero ci saranno altre occasioni per vederci. – Ormai è tardi, stasera telefonerò e mi scuserò con loro. E poi era solo una visita di cortesia da una giovane coppia di amici con cui ho un legame di grande amicizia.
– Non sei cambiato affatto -mi disse -sempre legami affettivi, di grande trasporto. Sempre affetto ed entusiasmo intorno a te. Vero? – Lasciamo stare- dissi- Ho bisogno di prendere un po’ d’aria, vogliamo uscire?- Ci incamminammo verso i giardini pubblici uno accanto all’altra, parlando della nostra vita in Germania. Ci sedemmo su una panchina, nel parco, assorti nei nostri pensieri e assaporando il profumo del prato. Fu Marisa a rompere il silenzio dicendomi: – Mario sono molto felice di averti incontrato …. una lacrima le rigò il volto e il groppo alla gola gli impedì di continuare. – Ti prego abbracciami – disse.
La strinsi a me e asciugai le sue lacrime con un bacio sulla guancia. Lei poggiò la testa sulla mia spalla e sentivo che era sorridente e felice come una bambina. -Abbracciami, tienimi stretta- Sentivo il corpo di lei tremante e solo allora capii la tenerezza e la fragilità di quelle membra e fui pervaso da una commozione infinita. Ero felice con lei tra le braccia. Quanto è strana la vita, spesso cerchiamo la felicità nelle grandi cose, nei sogni irrealizzabili e invece la felicità sta nelle piccole cose, nei piccoli momenti che la vita ci offre, nei piaceri che scopriamo giorno dopo giorno. – Grazie Marisa per questo regalo – mi dissi tra me e me. Per la prima volta, dopo tanto tempo, avevo dimenticato gli amici, il lavoro, la lontananza per vivere pienamente questo momento.