Io c’ero.
Il movimento studentesco del 1968 fu un fenomeno di contestazione giovanile contro le diseguaglianze sociali ma soprattutto contro il sistema educativo e politico visto come oppressivo e autoritario. Questa storia, nel tempo, ha avuto una lettura a volte parziale e di comodo se ha raccontarla era gente che il Sessantotto lo aveva vissuto dalla sede di un partito politico o, da come la stampa di regime lo aveva raccontato. Tante falsità, semplificazioni e falsi miti. In quegli anni ero a Cosenza e quel movimento ha avuto un passaggio importante sulla mia crescita dal punto di vista sociale, culturale e politico. Gli studenti contestavano un sistema scolastico piuttosto elitario, autoritario e poco rispondente alle esigenze sociali e culturali del tempo. Chiedevano una riforma della scuola e dell’università, più partecipata e democratica, e una società più giusta e inclusiva.

Con gli anni ‘60 inizia a farsi strada, in Italia e nel Sud del paese un profondo cambiamento socio-culturale con un aumento significativo dei consumi di massa ed una crescita economica delle famiglie. Grazie anche al passaggio da una società prettamente agricola ad una operaia i redditi ebbero un significativo balzo in avanti. In questo contesto, la componente giovanile della popolazione iniziò ad “allontanarsi” dagli adulti, seguendo mode diverse e avanzando rivendicazioni “specifiche” e differenti dal resto della popolazione.
Nelle nuove generazioni si svilupparono varie “controculture”, come quella beat e quella degli hippie, che esprimevano idee egualitarie e pacifiste ed erano rappresentati anche in ambito musicale da band come i Beatles e I Rolling Stones. Dalla “contestazione culturale”, i giovani passarono alle proteste politiche, dando così vita al Sessantotto. Cosenza, così come in resto del paese fu attraversata da una contestazione che mise in moto un movimento studentesco con rivendicazioni legate alla richiesta di una università in Calabria, unica regione a non avere una facoltà vera e propria. Infatti quella di Reggio Calabria, che con la facoltà di Architettura, era governata da un commissario e non aveva una sede propria. Poi come succede in una grande famiglia insieme a rivendicazioni giuste e condivise si inseriscono gruppi e movimenti politici che approfittano dei movimenti studenteschi per creare caos e tafferugli ogni volta che si manifestava. Assalti alle sedi dei partiti, vetrine dei negozi rotte, occupazione della scuola. La polizia o i “celerini”, come veniva chiamata, non si faceva pregare per caricare gli studenti con manganelli e lacrimogeni e gli arresti erano all’ordine del giorno. In uno di questi arresti, davanti alla sede del Movimento Sociale, presidiata da un reparto antisommossa, finii anch’io in Commissariato. Non avevo fatto nulla di grave, solo qualche urlo di troppo ma fu sufficiente a venire schedato come sedizioso e agitatore. Tutto finì con un paio d’ore in caserma ma la storia ebbe comunque un seguito. Dopo alcuni anni, a Milano alla ricerca di un lavoro feci un colloquio alla SIP (oggi Telecom)e venni selezionato per un incontro successivo. Mi presentai alcuni giorni dopo ma non fui preso perché considerato persona non raccomandabile.
Al momento non capii quella strana asserzione ma dietro le mie insistenze mi venne spiegato che da controlli sulla mia fedina penale risultavo essere segnalato come sovversivo. Oggi tutto questo fa ridere ma allora partecipare ed una manifestazione studentesca poteva costare molto caro! Nelle nuove generazioni si svilupparono varie “controculture”, come quella beat e quella degli hippie, che esprimevano idee egualitarie e pacifiste ed erano rappresentati anche in ambito musicale da band come i Beatles e I Rolling Stones. Dalla “contestazione culturale”, i giovani passarono alle proteste politiche, dando così vita al Sessantotto. Cosenza, così come in resto del paese fu attraversata da una contestazione che mise in moto un movimento studentesco con rivendicazioni legate alla richiesta di una università in Calabria, unica regione a non avere una facoltà vera e propria. Infatti quella di Reggio Calabria, che con la facoltà di Architettura, era governata da un commissario e non aveva una sede propria. Poi come succede in una grande famiglia insieme a rivendicazioni giuste e condivise si inseriscono gruppi e movimenti politici che approfittano dei movimenti studenteschi per creare caos e tafferugli ogni volta che si manifestava. Assalti alle sedi dei partiti, vetrine dei negozi rotte, occupazione della scuola.

”Ecco cosa poteva succedere ad uno studente che nel ‘68 partecipava ad una manifestazione studentesca’
La polizia o i “celerini”, come veniva chiamata, non si faceva pregare per caricare gli studenti con manganelli e lacrimogeni e gli arresti erano all’ordine del giorno. In uno di questi arresti, davanti alla sede del Movimento Sociale, presidiata da un reparto antisommossa, finii anch’io in Commissariato. Non avevo fatto nulla di grave, solo qualche urlo di troppo ma fu sufficiente a venire schedato come sedizioso e agitatore. Tutto finì con un paio d’ore in caserma ma la storia ebbe comunque un seguito. Dopo alcuni anni, a Milano alla ricerca di un lavoro feci un colloquio alla SIP (oggi Telecom)e venni selezionato per un incontro successivo. Mi presentai alcuni giorni dopo ma non fui preso perché considerato persona non raccomandabile.
Al momento non capii quella strana asserzione ma dietro le mie insistenze mi venne spiegato che da controlli sulla mia fedina penale risultavo essere segnalato come sovversivo. Oggi tutto questo fa ridere ma allora partecipare ed una manifestazione studentesca poteva costare molto caro!